Spaniel – Sant’Uberto 2018, ecco i Campioni del Mondo

5 novembre 2018

Francesco Meconi con la springer Felcina di San Fabiano è Campione del Mondo Sant’Uberto 2018 nella categoria Spaniel Individuale grazie alla prestazione di pochi giorni fa in Spagna.

Ricco il bottino per i nostri portacolori che hanno portato a casa dalla Spagna, grazie al lavoro di Ermanno Soldi e dello springer Ape (già campioni italiani nel 2015), la medaglia più prestigiosa anche nella categoria Spaniel a Squadre. Oro a squadre pure per gli Assoluti grazie a Gregorio D’Ambrosio con il breton Boss e a Mariliano Mazzoleni con il setter Arakain. Fra le Ladies, Marta Viviani con il breton Kina ed elisa Mambelli con il breton Briciola si sono aggiudicate una bella medaglia d’argento. Complimenti a tutti e in particolare al Commissario Tecnico della FIdC Giuliano Billi che alla fine del percorso delle selezioni ha scelto i concorrenti che hanno rappresentato l’Italia.


Campioni del Mondo: Felcina di San Fabiano
con Francescco Meconi subito dopo la proclamazione

Nella regione di Castilla-La Mancha (Toledo), dove è andato in scena il Campionato del Mondo 2018, Meconi ha ottenuto il punteggio più alto grazie a una prestazione degna di nota con due capi incarnierati di prima canna e un turno praticamente perfetto da parte dello springer Felcina di San Fabiano.


Da sinistra, Francesco Meconi, Gregorio DAmbrosio,
Ermanno Soldi, Mariliano Mazzoleni, Elisa Mambelli,
Marta-Viviani, il presidente nazionale FIdC Gian Luca DallOlio
e il giudice Riccardo Acerbi.
Siamo a Collacchioni, la squadra italiana è appena stata selezionata

Terreni impegnativi quelli scelti dalla Real Sociedad Canina, dalla Real Federacion Española e dalla FCI: gli uomini del Sant’Uberto hanno dovuto affrontare immensi campi incolti con siepi e piccoli boschi di lecci e uliveti. “Potevamo insidiare solamente le pernici, ma si trovavano anche tanti conigli e molte lepri, – commenta soddisfatto Francesco Meconi – e non conoscevamo il terreno per cui eravamo svantaggiati rispetto ai padroni di casa che in quei luoghi si allenano. Per fortuna, prima del turno, abbiamo avuto la possibilità di allenarci un po’, così cani hanno potuto prendere confidenza con l’ambiente scelto per questa competizione internazionale. Appena giunti a destinazione non stavamo più nella pelle e abbiamo provveduto a sciogliere i cani che hanno avuto modo di abituarsi”.

Un po’ di malizia da parte del binomio campione del mondo che durante il turno, il primo della giornata, ha incontrato quasi subito una pernice abbattuta di prima canna, riportata e incarnierata senza problemi. Un colpo fortunato in queste occasioni non guasta mai.

Con il passare dei minuti lo springer ha evidenziato le proprie doti a caccia e ha “levato” un coniglio e una lepre, giustamente ignorato da Meconi, che però non si è lasciato sfuggire un’altra pernice, sempre di prima canna, quasi alla fine del tempo stabilito. Dopo l’abbattimento e il riporto da parte di Felcina, tutti gli altri concorrenti non hanno potuto fare altro che inseguire per cercare di ottenere una prestazione all’altezza.


La consegna del premio a Francesco Meconi

“Siamo stati fortunati a incontrare e incarnierare subito – ancora le parole di Francesco Meconi -, così un po’ di tensione è volata via. La canina è stata perfetta. A fare la differenza per i giudici il suo modo di interpretare il terreno e di entrare negli spini intricatissimi che si trovavano soprattutto sotto i lecci: grazie alle sgambate dei giorni precedenti sapeva dove poteva trovarsi la selvaggina…”.

Ma qual è il segreto per ottenere un successo del genere? La risposta arriva dal diretto interessato: “Per partecipare a una competizione di questo tipo, che, ricordiamolo sempre, rappresenta la caccia bisogna avere “il cane in mano” in ogni situazione; il collegamento è un fattore fondamentale. Il nostro compagno deve essere addestrato al 100% ed essere un cacciatore vero perché deve saper uscire a testa alta da ogni situazione che possiamo incontrare sul terreno del turno. Al cacciatore, invece, il compito di fidarsi e di lasciar fare al proprio ausiliare. Per arrivare a questi livelli bisogna lavorare tanto in addestramento. È in questa fase che si amalgama l’affiatamento fra i protagonisti. In Spagna la qualità dei concorrenti e dei cani era molto alta, sentivamo addosso il peso della responsabilità, per questo abbiamo deciso di non perdere tempo e di allenarci il più possibile. Là è tutto diverso rispetto a casa: sembrava addirittura che il terreno fosse bruciato”.

Complimenti a questo nostro campione che ha  già partecipato al Campionato del Mondo di Francia nel 2017ottenuto una medaglia d’oro a Squadre insieme con il compagno Marco Carretti. Tre ori in due anni non sono certo un brutto bottino, soprattutto a 30 anni.

“Mi trovo qui – conclude il campione di Faleria (VT) – grazie alla grande passione per i cani che mi ha portato a scegliere di lavorare insieme con loro in un centro cinofilo specializzato in obedience e addestramento base. Ci tengo a dire grazie a maestri come Alberto Dandolo che mi ha instradato verso l’affascinante mondo del Sant’Uberto che rappresenta il fiore all’occhiello della FIdC: mi ha insegnato praticamente tutto quello che so, anche le piccole malizie che i giudici apprezzano molto… Sono grato anche a Domenico Coradeschi e alla sua famiglia che mi hanno premesso di partecipare a questa edizione con uno dei loro cani di “San Fabiano”. Se posso, devo ammettere che sono esemplari straordinari, non solo a caccia, ma anche nella vita di tutti i giorni.

Già, ma cosa porta un giovane a scegliere la cinofilia come lavoro della vita?

“Per quanto mi riguarda – conclude Francesco – sono diplomato al conservatorio, ho studiato l’arte della musica, ma sono sempre stato attratto dai cani. Ritengo che anche la cinofilia sia un’arte a tutti gli effetti che necessita di una sensibilità particolare, poiché bisogna fidarsi del proprio compagno e prevederne gli errori per ottenere il successo”.

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